Editoriale

Elisabetta De Toni






Omar Calabrese definisce il lavoro dello stilista contemporaneo una traduzione degli stili dell’arte verso un’estetica sociale innovativa e individua nel creatore di moda una capacità profonda di produrre “maniere individualizzate di dare senso alle sensazioni” (G. Versace e O. Calabrese, Vanitas. Lo stile dei sensi, 1991). L’abito, come l’opera d’arte, ha quindi valore di oggetto comunicativo e per questo necessita di tutti i linguaggi sensoriali: vista, tatto, gusto, odorato e udito.
Questo numero monografico di Elephant&Castle approfondisce in chiave interdisciplinare il rapporto che Stile e Moda instaurano con i più diversi ambiti culturali traendone una continua fonte d’ispirazione e diventandone, a loro volta, modello di riferimento utile ad una diffusione globale del segno stilistico.
Il periodo preso in esame è principalmente quello del XX secolo, quando, tra gli altri eventi, si registra l’affermazione internazionale del Made in Italy. È proprio nel secolo scorso che il primato di modelli di eleganza italiani s’impone nuovamente alla supremazia della moda spagnola, francese e inglese, che ha caratterizzato tutto il lungo periodo fra il Seicento e l’Ottocento.
La valenza artistica e culturale che la “nuova” moda italiana ha saputo imporre, ha avviato nel Novecento numerose discussioni critiche, che, a diversi livelli, hanno sottolineato una possibile liaison tra le linee della moda e lo stile delle arti, innescando quegli aspetti di un’estetica sociale della moda che Roland Barthes ci ha insegnato a riconoscere.
Linee della moda e Stile delle arti non si concentra unicamente sulle nuove fonti di ispirazione che la moda ha saputo trarre dagli ambiti più svariati, ma ha voluto analizzare e documentare come diverse forme d’arte – il cinema, il teatro, la fotografia, la letteratura, la fumettistica, la pubblicità – siano diventate lo strumento di comunicazione privilegiato della moda stessa, casse di risonanza che hanno consentito di divulgare e amplificare al massimo i nuovi stili, creando una prospettiva che intreccia apporti vari in riferimento agli spunti e agli stimoli più diversi. Marco Belpoliti traccia un panorama del design italiano evidenziandone le peculiarità e la creatività. Giovanni Bottiroli soffermandosi sulla moda dei “ripped jeans” ne segnala le sorprendenti valenze estetiche all’insegna dell’informe. Jane Bridgeman esamina i tessuti rinascimentali alla luce dei ruoli sociali definiti dal cerimoniale italiano nel Quattrocento. Massimiliano Capella indaga la diffusione delle linee della moda attraverso l’impiego dell’affiche da parte dei Grandi Magazzini. Elio Grazioli ricostruisce la figura di Davide Mosconi come fotografo di moda, sottolineandone l’audacia sperimentale in ambito artistico. Andrea Zucchinali prende in esame l’attività di Man Ray esplicitamente dedicata al mondo della sartoria. Franca Franchi, in un intervento che anticipa un lavoro di più ampio respiro, propone una complessa historique letteraria e artistica della bambola in relazione alla moda, insistendo in questa prima fase sulla valenza originariamente rassicurante della “bambola alla moda". Alberto Castoldi prende spunto da una lettera inedita a Marcel Proust per delineare in modo ironico le peripezie subite dal bastone da passeggio del celebre scrittore dandy. Annamaria Testaverde si sofferma sull’evoluzione del concetto di “costume scenico”, sottolineandone tutta la complessità in relazione ai mutamenti verificatisi nella comunicazione teatrale. Elena Mazzoleni si occupa dei costumi di Georges Méliès, mettendo in luce l’importanza delle potenzialità sceniche degli abiti. Clara Pellegris si concentra sulla genesi delle relazioni fra moda e cinema, mostrando come nel corso del XX secolo il rapporto fra stilisti e registi sia particolarmente prolifico. Francesca Pasquali indaga i cambiamenti sociali nel campo della comunicazione di moda, in particolare nell'ambito dell’offerta mediale contemporanea. Fabio Cleto delinea il panorama della cultura “camp” nel contesto italiano, segnalandone l’originalità anticipatrice. Giovanni Villa analizza il fenomeno del comic fashion che promuove il prodotto moda con campagne pubblicitarie ad alto impatto visivo. Gianluca Poldi esamina le tecniche figurative adottate da Giovanni Boldini nell’elaborazione delle sue opere pittoriche che forniscono un panorama affascinante della moda di tutta un’epoca. Audrey Taschini analizza il valore simbolico dell’abito nell’opera di John Donne.
Percorso stimolante quello proposto da questo numero di Elephant&Castle, per la molteplicità delle angolazioni con cui viene affrontata la cultura della moda, realtà ibrida, e proprio per questo in grado di farsi interprete del mondo contemporaneo, delle sue inquietudini e della sua capacità fascinatoria.